Ora facciamo sul serio

L’aereo vira e, cercando di raggiungere l’aeroporto per un atterraggio di emer- genza, perde quota troppo rapidamente schiantandosi contro gli edifici civili. È l’ultima scena della simulazione che deve stabilire se la decisione del comandante Sully sia stata corretta. Se scegliere di ammarare sull’Hudson anzi- ché tornare a La Guardia o in un altro aeroporto sia stato giusto.
Se rischiare la vita dei passeggeri e dell’equipaggio e l’aereo che li trasporta. La fase finale del film (Sully, dal nome del protagonista), il processo in aula, inizia e prosegue con i video dei test realizzati, con e senza pilota umano, sul simulatore di volo, che funziona secondo un modello che dovrebbe consentire, a posteriori, di valutare l’agire del comandante interpretato da Tom Hanks.
I risultati sconfessano il comandante perché, sia nella versione completamente automatica sia in quella con il pilota, l’aereo riesce a far ritorno all’aeroporto di partenza o ad un altro nelle vicinanze.
A questo punto il comandante dice: “Ora facciamo sul serio” e, in una sequen- za drammatica, la situazione si ribalta. All’interno del modello si erano dimen- ticati di inserire il tempo necessario per decidere cosa fare e tutto era stato si- mulato come se, successivamente alla perdita dei motori a causa degli uccelli che li avevano fatti incendiare, la scelta e la reazione fossero state automatiche e non fosse stato necessario riflettere 30 secondi per decidere.
L’aspetto più interessante di questo esempio risiede nella convinzione dei re- sponsabili e dei tecnici dell’ente aereo che valuta l’incidente. Sono profonda- mente certi delle loro affermazioni perché lo dice il modello che ricostruisce l’incidente. Una serie di regole e formule espone non un risultato, bensì il risultato.
I piloti stessi cominciano ad avere dei dubbi.
Quando avviene la svolta? Quando il funzionamento del modello viene reso pubblico e discusso. In quel momento il comandante comprende. Capisce dove sta l’errore. È la pubblica condivisione che permette l’illuminazione. In realtà, non cinematograficamente parlando, chiunque avrebbe potuto fare quell’obiezione.
Dal punto di vista cinematografico si raggiunge però l’apice della tensione. Aggiungendo i trenta secondi necessari per decidere se ammarare o atterrare quale sarà il risultato. Avrà ragione Sully?
Il modello restituisce un risultato diverso. Sia nella versione automatica del si- mulatore, sia in quella umana, l’areo non riesce a raggiungere l’aeroporto e si schianta sugli edifici. Il comandante Sully aveva ragione: non sarebbe riuscito a salvare passeggeri, equipaggio e se stesso se non fosse ammarato sull’Hud- son, come avvenuto nella realtà.
Per fare sul serio occorre cambiare il metodo, non necessariamente il modello.

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