L’ingegno è vedere opportunità dove gli altri non ne vedono – Trasferimento Applicativo

La frase è semplice, ma contiene due termini estremamente significativi. Mattei non parla di un Modello individuale, di un uomo di ingegno, parla dell’ingegno. Non un singolo dotato, bensì un Modello di approccio, condivisibile.
Non parla di idee da avere, bensì di possibilità da vedere, da comprendere, là dove altri approcci, altre visioni non ne vedrebbero.
Non è tanto il problema della definizione: “facoltà dello spirito di intuire, pe- netrare e giudicare le cose con prontezza e perspicacia; capacità inventiva ap- plicata sia alla creazione di opere d’arte, sia all’esecuzione di opere anche ma- nuali, sia a trovare le vie, i modi e i mezzi per risolvere problemi, per eliminare le difficoltà che ostacolano la riuscita di un lavoro o di un’impresa” (Treccani). Il problema è che l’ingegno, ovviamente, non esiste in astratto. Perché l’inge- gno agisca come modello di approccio occorre incarnarlo in un gruppo di lavo- ro di giovani neolaureati, privi di pregiudizi, di abitudini sbagliate Provenienti da percorsi formativi diversi – umanistico, scientifico, tecnico, visivo e amministrativo – essi costituiscono l’ingegno in azione – essi sono l’Intelligenza collettiva.
L’Italia, ma anche la nazione più povera del mondo, possiede un patrimonio immenso: i propri giovani.
E questi giovani, anche nella zona più remota della terra, hanno accesso alla più grande biblioteca cui il genere umano abbia mai avuto accesso: Internet. E in questa biblioteca si possono vedere le possibilità che esistono.
Non sarà l’idea di un genio a salvarci, ma la collettiva capacità di risolvere problemi.

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