Di quanta terra ha bisogno un uomo è il titolo di un breve scritto di Tolstoj del 1886.
È una parabola, dalla morale molto semplice, sull’arricchimento di un contadino che diventa un latifondista sempre più grande, ma che, per lo sforzo, muore. Alla fine, la terra di cui ha bisogno è quella che serve per seppellirlo lontano dai suoi cari.
La Comunità come centro dell’azione economica risponde ad una Scuola Economica che ha un nome e un cognome: Economia Civile.
La questione morale sembra scomparsa – non lo è in realtà – dalla riflessione odierna sull’economia come scienza sociale basata su dati, equazioni, algoritmi e modelli. Non è sempre stato così anche nella parte anglosassone della sto ria economica. Infatti, anche senza scomodare Arthur Pigou, fu Theodore
Roosevelt, in un discorso del 1912, a dare una definizione di giusto stipendio:
<Un salario corretto dovrebbe consentire ai lavoratori di assicurarsi gli elementi
di un normale tenore di vita, tra cui l’istruzione, le attività ricreative,
l’assistenza all’infanzia, un cuscinetto per i periodi di malattia e i risparmi per
la vecchiaia 3>. Una dichiarazione morale e non economica che spinge a riflettere sulla nostra situazione.
Sempre nel 1912, per i tipi della Macmillan, un sacerdote americano, John Augustine Ryan, che nella prima metà del XX fu fondamentale sostenitore delle riforme sociali sino ad essere definito socialista, pubblicò: A living wage: its ethical and economic aspects.
La prima facoltà universitaria di Economia fu però italiana, napoletana per la precisione. Quella di Economia Civile che è stata perfettamente descritta dal Dizionario di Economia e Finanza della Treccani: <Sistema economico concepito come un insieme di istituzioni destinate ad assicurare il ben vivere sociale. Il termine venne introdotto nel 1754 dal sacerdote e teologo Antonio Genovesi, come titolo del volume delle sue lezioni (Lezioni di commercio, o sia di economia civile) dalla cattedra di commercio e meccanica nell’Università di Napoli, la prima dedicata alla disciplina economica. Al centro di tale concezione vi è il mercato, mentre l’analisi tiene conto di una pluralità di motivazioni dell’azione umana: seguendo Genovesi, l’ordine sociale costituisce il risultato di un bilanciamento tra la forza concentrativa (autointeressata) e la forza diffusiva (o di cooperazione). La locuzione è stata poi ripresa, specie da L. Bruni e S. Zamagni, per indicare lo specifico contributo della scuola italiana (di cui Genovesi fu cronologicamente il primo maestro) nell’età dei lumi, alla formazione del pensiero economico classico>.
3 https://digital.janeaddams.ramapo.edu/items/show/13041
