Le Foreste

A volte il problema nasce per una definizione sbagliata.

La FAO indica38 come foresta <Terreni che si estendono per più di 0,5 ettari con alberi alti più di 5 metri e una copertura della chioma superiore al 10 per cento, o alberi in grado di raggiungere queste soglie in situ. Non sono compresi i terreni che sono prevalentemente ad uso agricolo o urbano>.
Il 16 febbraio 2024, una giovane professoressa dell’Università di Liverpool, Catherine L. Parr, ha pubblicato, sulla rivista Science, uno studio intitolato: <Conflation of reforestation with restoration is widespread> sottotitolato <Across Africa, vast areas of non-forest are threatened by inappropriate restoration in the form of tree planting>.
Come sintetizza la professoressa, nel 2011, il Governo tedesco, insieme alla International Union for Conservation of Nature (IUCN)39, con sede in Svizzera, ha lanciato il progetto The Bonn Challenge40. L’obiettivo era ed è di ripristinare 350 milioni di ettari entro il 2030. Questa operazione deve essere realizzata senza causare la perdita o la trasformazione di ecosistemi non forestali. Ma non è quello che è accaduto secondo lo studio della professoressa inglese che non è la sola a sollevare questo problema sulla base delle ricerche effettua- te e degli studi pubblicati in questo decennio.
Infatti, l’equivoco sulla definizione di foresta ha avuto delle conseguenze ne- gative. La professoressa ha analizzato il lavoro della African Forest Restoration Initiative (AFR100)41.
AFR100 risponde al mandato dell’Unione Africana42 di ripristinare 100 milioni di ettari di terreni degradati entro il 2030.
Il Nuovo partenariato per lo sviluppo dell’Africa (Agenzia NEPAD43), l’Istituto mondiale per le risorse (WRI), il Ministero federale tedesco per la cooperazione e lo sviluppo economico (BMZ) e la Banca mondiale hanno lanciato l’i- niziativa e stanno costruendo una “piattaforma per l’implementazione” che fornisce supporto tecnico e facilita il finanziamento per i paesi partner.
Si tratta quindi di un soggetto molto importante che, come partner tecnici, ha le seguenti istituzioni:

E come partner finanziari questi:

Cosa sostiene la professoressa?
<Più di 70 milioni di ettari di savana e altri habitat non forestali in tutta l’Africa – in totale un’area più grande della Francia – sono destinati a riforestazione sconsiderata ed errata. …L’errata classificazione degli ambienti delle praterie (la savana), che possono includere alcuni alberi ma non sono foreste, significa che molti paesi e organizzazioni non governative si sono impegnati a piantare alberi in quello che dovrebbe essere un habitat aperto contraddicendo un postulato di fondo>.
Non è uno studio isolato. Da più di un decennio vengono sollevati interrogativi non sulla necessità della riforestazione, ovviamente, bensì sulle modalità con cui viene eseguita.
Se questa analisi venisse confermata, anche parzialmente, il danno sarebbe enorme. In termini di risultati, ma soprattutto di metodo. Sarebbe l’aspetto peggiore.

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