La sua nascita ha una data precisa, il primo aprile 201127. Henning Kagermann, Wolf-Dieter Lukas e Wolfgang Wahlster, tre rappresentanti del mondo econo- mico, politico e scientifico tedesco, la presentano in un articolo di introduzione per la Fiera di Hannover del medesimo anno.
In questo articolo l’incipit è veramente interessante perché recita: <<A differenza di altri paesi industrializzati, negli ultimi dieci anni la Germania è riuscita a mantenere sostanzialmente stabile il numero dei dipendenti nella produzione. Non da ultimo grazie al suo settore manifatturiero forte, di medie dimensioni ma altamente innovativo, la Germania ha anche dominato gli effet- ti economici della crisi finanziaria meglio di molti altri. Lo sviluppo e l’integrazione di nuove tecnologie e processi hanno dato un contributo significativo a questo>>.
La preoccupazione sociale è, quindi, il punto di partenza fondamentale.
<<La terza rivoluzione industriale, caratterizzata da nuovi materiali, dall’impiego di robot e sistemi di controllo centrale, sarà sostituita nel prossimo decennio dall’Internet delle cose basato su sistemi ciberfisici: qui la Germania dovrebbe muoversi per prima.
Per questo motivo il 25 gennaio 2011 il Gruppo promotore della comunicazione dell’Unione federale per la ricerca economica e scientifica ha proposto nelle sue raccomandazioni d’azione il progetto del futuro Industria 4.0. Il futuro pro- getto è stato ora approvato e l’economia, la scienza e la politica hanno già ini- ziato a realizzarlo>>.
Anche la divulgazione al grande pubblico del concetto della Quarta Rivoluzione Industriale, Industry 4.0, ha una data precisa 14, Gennaio 201628. Il fondatore e presidente esecutivo del World Economic Forum, Klaus Schwab, lo presenta nel corso dell’edizione del 2016. Pochi giorni prima, il 3 gennaio, per i tipi di Random House, era stato pubblicato il libro dall’omonimo titolo. E qui, la vicenda prende un’altra piega. Nelle parole dell’autore: <<la Quarta Rivoluzione Industriale è costruita sulle spalle della Terza, la rivoluzione digi- tale che è avvenuta nella seconda metà del 900. Ed è caratterizzata dalla fusio- ne di tecnologie, che opacizza le linee tra le sfere fisica, digitale e biologica>>. Le ragioni che la distinguono dalla precedente sono: <<velocità, scopo e im- patto sistemico>>.
Negli anni successivi è partita una corsa a realizzare e finanziare questo ennesimo cambiamento di paradigma.
Intelligenza artificiale (siamo nell’epoca delle macchine a guida autonoma che incominciano a viaggiare sulle strade americane) e sistemi di Produzione Digitale (Robotica a tutti i livelli – i droni) cambieranno radicalmente gli scenari precedenti.

Schema Industry 4.0
Grandi benefici, ma anche grandi interrogativi. A livello delle Aziende, dei Governi, ma soprattutto dei lavoratori.
Infatti, <<oltre ad essere una preoccupazione economica chiave, la disuguaglianza rappresenta la più grande preoccupazione sociale associata alla Quarta Rivoluzione Industriale. I maggiori beneficiari dell’innovazione tendono ad essere i fornitori di capitale intellettuale e fisico – gli innovatori, gli azionisti e gli investitori – il che spiega il crescente divario di ricchezza tra coloro che di- pendono dal capitale rispetto al lavoro. La tecnologia è quindi uno dei motivi principali per cui i redditi sono rimasti stagnanti, o addirittura diminuiti, per la maggior parte della popolazione nei paesi ad alto reddito: la domanda di lavo- ratori altamente qualificati è aumentata, mentre la domanda di lavoratori con meno istruzione e competenze inferiori è diminuita. Il risultato è un mercato del lavoro con una forte domanda nella fascia alta e bassa, ma uno svuotamento nel mezzo.
Questo aiuta a spiegare perché così tanti lavoratori sono disillusi e temono che i loro redditi reali e quelli dei loro figli continuino a ristagnare. Aiuta anche a spiegare perché le classi medie di tutto il mondo stanno sperimentando un sen- so sempre più diffuso di insoddisfazione e ingiustizia. Un’economia in cui chi vince prende tutto, che offre solo un accesso limitato alla classe media, è una ricetta per il malessere democratico e l’abbandono>>.
